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«Sabato Insieme», alla Croce Rossa un salotto per donare tanti sorrisi

Milena Ranica. Volontaria collabora al progetto di sollievo per persone con disabilità nel ricordo del fratello Dino

«Mi domando se le stelle sono illuminate perché ognuno possa un giorno trovare la sua» scrive Antoine de Saint Exupéry. I membri del gruppo «Sabato Insieme», gestito dai volontari della Croce Rossa italiana del Comitato di Bergamo, sono persone speciali. Ognuno ha la sua stella, come il Piccolo Principe, anche se non lo sa. Devono convivere con una disabilità, fisica o psichica, trascorrono spesso le loro giornate in comunità e strutture specializzate, ma di sabato si ritrovano nella sede della Croce Rossa di Loreto, in uno spazio che assume l’aspetto del salotto di casa, con un grande tavolo intorno al quale si può stare tutti insieme, con l’allegria e il calore di una famiglia allargata.

Il sapore della festa
È un’esperienza che assume un valore particolare per Milena Ranica, di Bagnatica, una delle volontarie, che ha condiviso il percorso pieno di difficoltà e sofferenza del fratello Dino, nato con una seria disabilità psichica e morto due anni fa. Lei svolge questa attività per ricostruire in modo diverso il legame forte che aveva con lui, mantenere vivo il suo ricordo e l’affetto che li legava, donandone un po’ a chi ne ha più bisogno.
I pomeriggi di «Sabato insieme» sono sempre diversi, scanditi da attività manuali, musica, giochi di società. C’è sempre chi porta dolci fatti in casa per merenda, perché ogni incontro abbia davvero il sapore di una festa. Sul grande tavolo si trovano pennelli, colori, blocchi di argilla da modellare, e qua e là, come soprammobili, ci sono anche alcuni dei lavori eseguiti, fra i quali spiccano le piccole stelle in gesso, dipinte con colori sgargianti, decorate con pennarelli dorati, che rappresentano, con questo simbolo di luce, l’invito a seguire il proprio sogno, a vivere con pienezza, a non essere parchi nel regalare sorrisi, soprattutto a chi è più fragile

Il fratello Dino
Milena ha sperimentato che per spargere un pizzico di felicità bastano una carezza, una parola gentile, un abbraccio: «Noi offriamo attenzione e ascolto, ma le persone del gruppo ci restituiscono moltissimo, è un dono reciproco».
Dino, il fratello di Milena, ha vissuto a lungo in una condizione di emarginazione: «Ha avuto una diagnosi di oligofrenia e ha frequentato scuole differenziate, in una struttura che a quel tempo, per di più, era fuori dal paese dove abitavamo, e questo accentuava la sensazione di distanza e di isolamento. Solo negli ultimi due anni della scuola primaria lo hanno integrato in una classe della scuola che frequentavo anch’io e così lo tenevo d’occhio, dato che avevamo quasi la stessa età».
Dino ha trascorso la sua adolescenza e la sua vita in famiglia: «Si comportava sempre come un bambino. A causa della sua malattia non era in grado di attenersi a regole e limiti, tendeva ad eccedere in tutto, ed era necessario contenere questo disturbo anche con l’assunzione di farmaci, per limitare i danni. Una volta cresciuto ha avuto anche problemi di bulimia. Mangiava tutto ciò che trovava, non riuscivamo a controllarlo. Era molto alto ma era arrivato a pesare 150 chili, troppi. Negli ultimi anni, dopo la morte di mia madre, era diventato difficile riuscire a occuparsi di lui a casa, perciò ha trascorso un periodo in una struttura d’eccellenza a Cremona, dove lo avevano messo a dieta. Ha perso molto peso, ma purtroppo non è bastato, le sue condizioni di salute si sono complicate e alla fine è morto d’infarto».
La famiglia di Milena si è sempre fatta carico con grande cura e attenzione di Dino: «I miei genitori hanno sempre potuto sostenerlo, seguirlo e occuparsi di lui. Avevano la fortuna di lavorare a casa, perciò non rimaneva mai solo, c’era sempre qualcuno di noi. Questa soluzione ci aiutava anche a proteggerlo dagli sguardi e dalle chiacchiere della gente, ci pesavano dicerie e pettegolezzi. Abbiamo fatto ciò che potevamo e sapevamo, oggi ho l’impressione che ci siano maggiori possibilità, più competenze e attenzioni»

«Eravamo molto uniti»
Milena con pazienza e sensibilità era riuscita a creare una relazione profonda con Dino: «Eravamo molto uniti. Nonostante fosse complicato comunicare con lui, c’erano spazi in cui mi permetteva di entrare e insieme tornavamo bambini. Ho imparato da lui quanto siano importanti la confidenza e gli abbracci. Allo stesso tempo quando capitava qualcuna delle sue crisi soffrivo moltissimo. Negli ultimi anni andavo a trovarlo a Cremona per due o tre volte al mese, e quando mi chiedeva se potevo fermarmi a dormire mi si spezzava il cuore, perché capivo che sentiva molto la nostra mancanza. D’altra parte sapevo che rimanere lì era la scelta migliore per lui».
Dopo la morte di suo fratello, Milena ha attraversato un momento di profonda tristezza. «Mi sentivo svuotata, smarrita, e sono stata felice quando mi si è presentata l’opportunità di entrare nel mondo della Croce Rossa. Non mi interessava però tanto il soccorso quanto l’impegno sociale. Quando mi hanno parlato di “Sabato insieme” ho pensato subito che fosse il posto giusto, un’occasione per mettere a frutto l’esperienza vissuta accanto a Dino».
Ha trovato subito la giusta sintonia: «Mi piace stare con i ragazzi e apprezzo moltissimo l’energia della referente Stefania Gelmi: è capace di farla circolare anche tra gli altri volontari, creando un’atmosfera accogliente, vivace e allegra. Il tempo che trascorriamo insieme mi riporta la parte migliore del mio passato, i momenti felici in famiglia, e dal punto di vista umano rappresenta sempre uno scambio e un arricchimento. Le persone che partecipano al gruppo sanno farti sentire importante restituendoti un sorriso o un abbraccio, chiamandoti per nome, cercandoti per mostrarti ciò che stanno facendo. Anche tra i volontari c’è un rapporto di armonia e collaborazione. Sono tutti sorridenti e generosi, offrono un contributo in base alle proprie caratteristiche e ai propri talenti. Ognuno lascia da parte le preoccupazioni quotidiane e porta qui il meglio di sé».
La condivisione inizia dai viaggi di andata e ritorno, anch’essi vissuti con i volontari: «Anche il viaggio sul pulmino – spiega Milena – è un momento utile per parlare e ascoltare. Ognuno comunica a modo suo, ma tutti avvertono se sono trattati con rispetto e apprezzano il tentativo di coinvolgerli nelle conversazioni. Questi momenti sono preziosi vanno colti, sarebbe un peccato sprecarli».
L’esperienza compiuta con il fratello ha affinato il suo sguardo: «Di certo mi ha aiutato a comprendere meglio la condizione delle persone più fragili e a cercare modi diversi per sostenerle».
Oltre alla solida formazione «standard» dei volontari della Croce Rossa, qui il valore aggiunto è sicuramente la sensibilità personale: «Ci impegniamo a trattare questi nostri amici con delicatezza – racconta Stefania Gelmi, referente del progetto con Giulia Lorenzi –, cercando di rispettarne i sentimenti, evitando atteggiamenti che possano turbarli o infastidirli. Per noi è molto importante che si sentano davvero protagonisti di ogni attività che svolgiamo. Il nostro è uno spazio di ricreazione. C’è sempre almeno un volontario per ogni partecipante e ogni esperienza è organizzata su misura per loro».

Un giorno molto atteso
Intorno al tavolo si incontrano generazioni diverse: giovani, adulti, fino ad alcuni nonni del quartiere, che partecipano al progetto «Con te», assistiti in alcune semplici incombenze quotidiane dai volontari di Croce Rossa, e di sabato partecipano per trascorrere un pomeriggio in compagnia, e in cambio mettono a disposizione il loro repertorio di racconti e la loro esperienza.
«Molte persone del gruppo – prosegue Stefania – durante la settimana soggiornano in strutture protette ma aspettano questo incontro per vivere un momento allegro in cui possono ritrovarsi, conoscersi, stare vicini. Questo gruppo esiste da molto tempo, già dagli anni Ottanta, e si è evoluto in forme diverse. Le adesioni arrivano di solito per passaparola. Qualcuno partecipa già da tanti anni. Il nostro obiettivo è creare uno spazio piacevole e rilassante per le persone con fragilità, regalando anche un momento di respiro alle famiglie. Nel tempo si è creato un rapporto affettuoso d’amicizia con i volontari. Per noi le giornate migliori sono quelle in cui riusciamo a generare un clima sereno e le persone tornano a casa soddisfatte. Giochiamo e ridiamo insieme, e in un’atmosfera così distesa a volte qualcuno fa piccole e straordinarie conquiste. Chi normalmente non interagisce con gli altri incomincia a sorridere e a dire qualche parola, chi pensa di non saper usare i colori scopre talenti inaspettati, qualcuno scopre con entusiasmo la possibilità di partecipare a una performance musicale in modo molto semplice, usando come strumenti, per esempio, i mestoli e i coperchi delle pentole».

La condivisione della disabilità
Stefania, volontaria della Croce Rossa dal 1994, ha ricoperto tanti ruoli diversi e ora si sente a suo agio in questo laboratorio, che mira all’integrazione delle differenze e le permette di esprimere la sua creatività: «Stiamo pensando di inventare anche per i volontari, sfide e giochi in cui sia necessario affrontare una disabilità indotta, per esempio indossando una benda, o legando un braccio o una gamba in modo da non poterli usare, per sperimentare sulla propria pelle cosa significa affrontare una condizione di disabilità. Con il tempo le attività cambiano e crescono, in futuro ci piacerebbe attivare laboratori di cucina e creare nuovi legami con altre associazioni e progetti legati alla disabilità».
Anche Milena e Stefania, come gli altri volontari e i ragazzi del gruppo, a «Sabato insieme» hanno trovato la loro stella, una luce brillante che le ha condotte su una strada non troppo frequentata, lastricata di generosità, rispetto e gentilezza.

      

SABRINA PENTERIANI
L’ECO DI BERGAMO
DOMENICA 9 FEBBRAIO 2020